Realizzare i propri sogni sbagliando. Yes, i can!

Realizzare i propri sogni sbagliando. Yes, i can!

Sbagliare vuol dire vivere.

Ad alcuni sembrerà la scoperta dell’acqua calda, a me sono serviti in fondo 30 anni per capirlo e farlo per vie traverse.

Come dei cavalli che viaggiano coi paraocchi e alla fine del percorso, mettendoli via, scoprono l’orizzonte vastissimo.

Si, lo scoprono con magnifico stupore per il semplice fatto che hanno sempre ignorato ciò che non sapevano esistesse.

Come Cristoforo Colombo credendo di trovare le Indie colonizzando invece l’America.

Come per me, imprecando dal parrucchiere a 18 anni, pensando che “io chiara mai più!!” e scoprire dieci anni dopo che, per vedermi un pò più luminosa, sarebbe bastato non far partire le schiariture dalla radice (e non leggete con disappunto che nel 2000 l’abbiamo fatto tutti!!).

Che c’entra? Per dieci lunghi anni non ho più toccato i miei capelli, pensando di poter sbagliare.

Chi pensa troppo forse sbaglia poco, perché ha calcolato già tutte le opzioni possibili, eppure in quel grande calcolo non ha considerato il tempo che avrebbe impiegato per farlo, sprecandolo.

I lunghi tempi attesi impiegati per immaginare il futuro anziché, semplicemente, viverlo.

E forse le nostre scelte migliori partono proprio da un errore, che ci sprona ad esplorarci e come un tom tom fare un ricalcolo dal punto in cui ci siamo persi.

Ve l’ho detto che il mio blog nasce da uno sbaglio?!

Parte da un grande sogno, quello di fare la giornalista, e prende forma modellato dalle incertezze, che mi hanno impedito di raccogliere la mia esperienza e presentarla al tribunale del giudizio.

Scrivere significa, qualsiasi cosa racconti, dare un’immagine all’astrazione, mettere in parole dei pensieri e regalargli un timbro.

Ogni racconto ha la sua voce, e chi legge gli da un’intonazione.

I miei sono sempre lì, come un’equilibrista, tra serio e faceto, tra l’esistenzialista e l’ironico, sospesi tra la vita e il sogno.

Un pò meno tra la realtà e i social, troppo figlia degli anni 90 per ostentare un mondo che non mi rappresenta e ad una sneakers bianchissima con i bordini dorati preferirei sempre una converse nera, tanto più sporca quanto più vissuta (ok, magari col plateau, che mi solleva).

Il mio blog era solo un contenitore di pensieri quando mi annoiavo e volevo ingannare le attese, quelle perse a riempire dei dubbi, eppure nello sbaglio ho dato vita alla mia creazione più vera.

Quell’errore è diventato una strada, anche se non esattamente quella che avevo immaginato, che mi ha condotto, post dopo post all’obiettivo e dentro c’ho trovato me stessa.

La meta era identica, solo che il viaggio è stato più lungo.

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