Il blog non va in vacanza

Il blog non va in vacanza

Ok lo ammetto: in verità, il mio, ho pensato di spedircelo.

Non perché questo angolo di web, che coltivo come un orticello biologico, non mi regali emozioni e soddisfazioni, soprattutto quando scorgo volti nuovi seguire il mio blog e quelli vecchi partecipare attivamente ad ogni post, ma resistere all’ozio è impossibile.

L’impresa si fa più ardua se di riposo non ne vedi neanche l’ombra, hai 11 mila battute da consegnare a inizio settimana e una frenetica scaletta di articoli da garantire a luglio, il tutto con 40 gradi fahrenheit.

Un mese trascorso a Milano, correndo da un lato all’altro della città (rovente) pieno di impegni, eventi, presentazioni alla stampa, un ricco cilindro dal quale attingere e trarre fuori idee come fiori. In attivo un solo ed unico bagno a mare (ieri).

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Ecco forse in queste condizioni io non vado in vacanza ma la mia creatività si.

Nonostante tutto rimbombano nella mia mente delle parole lette qualche giorno fa in un post: l’importante non è cominciare ma continuare ed è proprio vero. Ogni nuovo inizio ha dentro il sapore dell’entusiasmo, ma il proseguimento di ogni cosa si nutre di energia che ha bisogno di essere alimentata, altrimenti si affievolisce, fino a spegnersi e non carburare più.

No, non voglio assolutamente distillare dritte su come mandare avanti un blog d’estate e mantenere una cospicua programmazione. M’interrogavo piuttosto sulle cause che ci spingono ad abbandonare le cose che scegliamo d’iniziare.

Forse il vero problema non è il mordente ma la procrastinazione. Tendiamo a rimandare ogni programma ad un futuro indeterminato in cui avremo più tempo, o solo più volontà di tornare padroni dei nostri progetti. Quella del tempo è una scusa ingrata che ci toglie la voglia di sentirci liberi di gestire la nostra leggerezza.

Ma voi sapete gestire il tempo libero? A pensarci bene nella società moderna il tempo libero è peggio che l’horror vacui, una paura del vuoto nel quale potersi perdere.

Ho un comodino pieno di letture sospese, con segnalibri dimenticati tra le pagine come nuvole a mezz’aria, ma sempre una lista prioritaria di cose più “urgenti” da fare che tolgono solo spazio alla mia identità. E se è vero che con l’età si acquisisce indipendenza in un certo senso con l’avvento delle responsabilità si è solo più liberi di rimandare ciò di cui prima ci riempivamo, senza remora alcuna.

Io non so voi ma per me l’estate aveva il gusto dell’Estatè, la colonna sonora anni 90 (ok sono nostalgica, che ve lo dico a fare?) della coppa del Nonno (“i feel good..i feel fine…“), l’immagine dei tramonti in spiaggia come non ci fosse un domani ed i capelli eternamente bagnati, induriti dal sale ma mai così belli. Erano gli anni delle giornate che non conoscevano limiti temporali, scandite solo dalla luce e dal buio.

E’ vero che si lavora per vivere e non si vive per lavorare ma a volte ho come l’impressione che ogni corsa a lavoro, ogni bucato da lavare, ogni pila di vestiti da stirare, la spesa da comprare, siano “rumore”.

Ho dovuto ricordare perché avevo creato questo spazio virtuale per mettere le cuffie e come nel “Tempo delle mele” allontanarmi dal rumore e sentire solo la musica.

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Tipe da profumeria

Tipe da profumeria

Riconoscere in una profumeria una beauty addicted, professionista o appassionata che sia, è semplice, fondamentalmente perché appartiene ad una delle sette categorie che la affollano.

Distinguere i vari gironi danteschi un gioco da ragazzi:

La beauty addicted

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La prima per l’appunto si perde nei meandri del negozio, esaminando con attenzione ogni singolo scaffale, senza saltarne nessuno, sempre attenta ad ogni novità del mercato cosmetico, manco fosse la madrina pronta a battezzarlo. Si aggira con padronanza, seguendo un suo ignoto percorso logico (presumibilmente dando precedenza ai marchi che predilige, lasciando per ultimi quelli che snobba o sono money-off limits), spruzzando qua e là tracce di profumo per riemergere, come Pollicino, da quella selva oscura. Alla domanda della commessa -“Posso esserti utile?“- risponderà inesorabilmente “No grazie, sto dando un’occhiatina“, ed in effetti no, non ha bisogno di niente lei, solo d’immergersi in quell’appagante paese dei balocchi per alcuni minuti (se va bene) ed estraniarsi dal mondo. Dimenticavo: non vuole essere disturbata e adora uscire con le mani colorate come la tavolozza di un artista astrattista.

Capitata per caso 

La capitata per caso solitamente cerca qualcosa che consuma e gli è finito (non mi meraviglierei se fosse il profumo) ed è un caso che sia Sephora piuttosto che Douglas, o Marrionaud, sceglie solo il posto più facilmente raggiungibile dalla propria posizione. La libera concorrenza tra le profumerie e di conseguenza il prezzo migliore non interessa loro, per il semplice fatto che, frequentando così poco questi ambienti, l’unico prezzo che conoscono è quello di listino. Le capitate per caso le riconosci immediatamente, dal loro passo spedito e rivolto verso la commessa, sempre di fretta, concise e dirette -“sto cercando xxx” – (since 1990) un metodo indubbiamente efficace per evitare di osservare ed essere indotti in tentazione.

L’amica della beauty addicted

L’amica della beauty addicted tanto per cominciare non ne capisce niente di beauty, nè condivide questa passione con lei, è tuttavia sensibile al tema dell’estetica. Questa fortuita vicinanza le offre la possibilità di non interessarsi personalmente, seguendo milioni di pagine social e newsletter, rimanendo tuttavia informata sui Must da non perdere e le ultime novità del mercato cosmetico. In sostanza in profumeria, senza troppi preamboli, andrà mirata all’obiettivo, chiedendo il prodotto suggeritole dall’amica del cuore. Nb: perderla le sarebbe fatale.

La sapientona 

Un derivato delle beauty addicted, una categoria frequente e infida quella delle sapientone. Come agenti in borghese ispezionano i punti vendita, verificando anche la corretta disposizione dei prodotti, perché odiano il disordine dello stand espositivo e si rivolgono alle commesse con il piglio di chi non sa nulla. Attenzione è un perfido tranello per verificare la preparazione di queste ultime e lamentarsi, come da consuetudine, che non ne capiscono niente e che la propria preparazione è di gran lunga superiore.

La blogger

Non importa quanti followers abbia: pensa (o spera) di essere riconosciuta ovunque. Vaga con disinvoltura nel punto vendita, sfoderando outfit da copertina, sorridendo compassionevole alle commesse, che si divertiranno sicuramente meno di lei a sguazzare nella cosmetica. Il termine blogger ovviamente è puramente indicativo, potrebbe anche avere un semplice canale instagram, che aggiorna in tempo reale con le tappe della propria giornata, da far adorare alle fans manco fosse la via Crucis. Sempre a caccia di campioncini e anteprime il suo sogno è finire tra le pagine patinate di Vogue.

L’aiuto dipendente 

L’aiuto dipendente è il miraggio delle beauty consultant. Entra in profumeria perennemente disorientata e si ferma a cercare lo sguardo della commessa alla ricerca di aiuto. Non ha ancora capito le proprie esigenze ma ama abbandonarsi alle cure “degli addetti ai lavori” che sceglieranno per lei il prodotto migliore, o almeno di questo è convinta. Il profilo tipo è la libera professionista, troppo impegnata a riflettere sui massimi sistemi del mondo per occuparsi di frivolezze, nonostante i tentativi (falliti) non ne capisce niente di beauty, ma è disposta a spendere (tanto), non a caso è adorata dalle beauty consultant quando occorre alzare il fatturato.

La collezionista 

La collezionista è l’ennesimo derivato delle beauty addicted, con la differenza che la vedrete bazzicare più spesso in profumeria in prossimità del lancio di un nuovo prodotto (in pratica vive nelle profumerie). Il suo limite è la mancanza di autocontrollo, che la rende anche poco obiettiva nei confronti di ciò che si accinge a scegliere, solo perché ampiamente anticipato dal web. In sintesi potrebbe acquistare un rossetto solo per il packaging, anche se il colore ricorda altri dieci di quelli già in suo possesso, o peggio ancora acquistare un prodotto non donante per mera smania di averlo e contemplarlo.

Eppure fissare questa varietà umana, come pesciolini in un acquario, mi diverte troppo.

E voi in quale categoria vi riconoscete?

Realizzare i propri sogni sbagliando. Yes, i can!

Realizzare i propri sogni sbagliando. Yes, i can!

Sbagliare vuol dire vivere.

Ad alcuni sembrerà la scoperta dell’acqua calda, a me sono serviti in fondo 30 anni per capirlo e farlo per vie traverse.

Come dei cavalli che viaggiano coi paraocchi e alla fine del percorso, mettendoli via, scoprono l’orizzonte vastissimo.

Si, lo scoprono con magnifico stupore per il semplice fatto che hanno sempre ignorato ciò che non sapevano esistesse.

Come Cristoforo Colombo credendo di trovare le Indie colonizzando invece l’America.

Come per me, imprecando dal parrucchiere a 18 anni, pensando che “io chiara mai più!!” e scoprire dieci anni dopo che, per vedermi un pò più luminosa, sarebbe bastato non far partire le schiariture dalla radice (e non leggete con disappunto che nel 2000 l’abbiamo fatto tutti!!).

Che c’entra? Per dieci lunghi anni non ho più toccato i miei capelli, pensando di poter sbagliare.

Chi pensa troppo forse sbaglia poco, perché ha calcolato già tutte le opzioni possibili, eppure in quel grande calcolo non ha considerato il tempo che avrebbe impiegato per farlo, sprecandolo.

I lunghi tempi attesi impiegati per immaginare il futuro anziché, semplicemente, viverlo.

E forse le nostre scelte migliori partono proprio da un errore, che ci sprona ad esplorarci e come un tom tom fare un ricalcolo dal punto in cui ci siamo persi.

Ve l’ho detto che il mio blog nasce da uno sbaglio?!

Parte da un grande sogno, quello di fare la giornalista, e prende forma modellato dalle incertezze, che mi hanno impedito di raccogliere la mia esperienza e presentarla al tribunale del giudizio.

Scrivere significa, qualsiasi cosa racconti, dare un’immagine all’astrazione, mettere in parole dei pensieri e regalargli un timbro.

Ogni racconto ha la sua voce, e chi legge gli da un’intonazione.

I miei sono sempre lì, come un’equilibrista, tra serio e faceto, tra l’esistenzialista e l’ironico, sospesi tra la vita e il sogno.

Un pò meno tra la realtà e i social, troppo figlia degli anni 90 per ostentare un mondo che non mi rappresenta e ad una sneakers bianchissima con i bordini dorati preferirei sempre una converse nera, tanto più sporca quanto più vissuta (ok, magari col plateau, che mi solleva).

Il mio blog era solo un contenitore di pensieri quando mi annoiavo e volevo ingannare le attese, quelle perse a riempire dei dubbi, eppure nello sbaglio ho dato vita alla mia creazione più vera.

Quell’errore è diventato una strada, anche se non esattamente quella che avevo immaginato, che mi ha condotto, post dopo post all’obiettivo e dentro c’ho trovato me stessa.

La meta era identica, solo che il viaggio è stato più lungo.

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Maschere viso: i top 3

Maschere viso: i top 3

La maschera viso è una di quelle coccole che dovremmo regalarci da due a tre volte alla settimana, per illuminare, esfoliare, idratare, in relazione al prodotto e alle esigenze della pelle.

In verità le più solerti finiscono con il farla una sola volta a settimana, uno spazio intimo tutto nostro (soprattutto per non impressionare fidanzati-compagni-mariti) indispensabile.

Ho stilato la classifica delle mie preferite e ne ho scelte tre, tre diverse fasce di prezzo, destinazioni, usi e mercati al quale si rivolgono.

Maschera Anti Acne alle Alghe – Nacomi

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Una maschera assolutamente eco-bio formulata con 4 ingredienti purificanti e anti-sebo: olio essenziale di tea-tree, fango marino, mentolo, foglie di salice, perfetta soprattutto per le fasi in cui la pelle del viso comincia a fare le bizze, influenzata dai flussi ormonali, stress e cambio stagione.

Innovativa e contro ogni spreco la sua formula peel-off : basta mescolare due cucchiaini circa di maschera in polvere (circa 20 grammi) con 20 ml di acqua tiepida, fino ad ottenere un composto omogeneo e lasciarlo in posa per 15 minuti.

Provate ad aggiungere due gocce essenziali di lavanda e lasciarla in posa qualche minuto in più per un effetto relax-detox.

Nonostante l’inci, profondamente purificante, la maschera risulta delicata sul viso, che risplende senza tirare(va da se che a completamento della beauty routine va stesa e massaggiata anche una crema viso), riequilibrato grazie alla notevole funzione antibatterica degli attivi presenti nella maschera.

Il prezzo è medio-alto, 15 euro, anche se spesso sul sito Nacomi trovate offerte e sconti del 20% (insieme alle mini size che omaggiano ), cercatela nei bio shop.

Nb: attenzione alla quantità di acqua con la quale miscelerete la polvere della maschera, ne basta davvero poca, altrimenti gli ingredienti formeranno grumi senza amalgamarsi.

Maschera argilla pura detox l’Oreal

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Quando ha fatto il suo debutto nel mercato ha fatto impazzire tutte le blogger del Belpaese (me compresa ovviamente) intente a fare la scelta della propria squadra: nera, rossa o verde.

Colori diversi come le argille impiegate e le funzioni cui adempiono, nera detox, rossa illuminante e verde purificante.

Io ho optato per la nera.

Un’associazione di tre argille minerali:

  • caolino per assorbirle impurità e l’eccesso di sebo
  • montmorillonite (che sembra qualcosa legata a superman, detta così) un’argilla ricca in minerali, che agisce sulle imperfezioni della pelle
  • ghassoul, un’argilla minerale nota per illuminare il colorito.

La formula è densa e corposa, si stende come una maschera tradizionale, applicata generosamente su tutto il viso e risciacquata dopo 10,15 minuti.

Rispetto alla prima tende un pò di più a seccare la pelle, per via delle argille dal notevole potere seboequilibrante, dieci minuti però è il tempo giusto: quello che troviamo tutte nell’arco della giornata per prenderci cura di noi stesse, lasciando il viso purificato e illuminato, libero da smog e impurità.

Mantiene le promesse ed è facilmente reperibile nelle migliori profumerie al prezzo di 10 euro circa (ma anche in questo caso potrete trovare vantaggiose promozioni applicate sul prezzo di listino).

Skin regimen renewer mask Comfort Zone

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Come dice lo stesso nome un gel rinnovatore notturno, studiato per pelli giovani dopo i 25 anni d’età (quell’età in cui dobbiamo abbandonare i nostri prodotti al pompelmo per pelli giovanissime e abituarci a quelli antietà) e le pelli mature.

Mi sono innamorata di questo trattamento dopo averlo fatto dall’estetista, dal quale viene rivenduto (solo in centri autorizzati ovviamente, sottoposti alla loro perenne formazione) . Ovviamente la versione per casa presenta una formulazione di principi attivi meno concentrata rispetto a quella fatta in cabina.

E di attivi importanti parliamo:

Gluconolattone
Acido lattico
Acido glicolico
Estratto di nasturzio

La pelle appare da subito rinnovata e soprattutto ossigenata, specie se usata in combo con il resto del trattamento skin regimen.

Il turn over cellulare viene stimolato, contribuendo a conferire all’incarnato un aspetto luminoso.

Durante il trattamento (e non solo) si consiglia di utilizzare un filtro Uv e limitare l’esposizione solare, per via degli acidi contenuti all’interno della maschera fotosensibili (importantissimo rispettare per lo stesso motivo i tempi di posa).

Utilizzata con costanza due volte a settimana regala un viso compatto, fresco, agisce sui segni del tempo, rughe d’espressione, acne, pelle spenta e secca.

Vi sembrano tanti buoni motivi per spendere 50 euro per 50 ml?

Ok, il costo è notevole ma non dimenticate che tutti gli anni Comfort Zone organizza a novembre la Skin Regimen longevity facial, ovvero la possibilità di comprare un trattamento in cabina al costo di 25 euro più 20 euro di sconto su tutti i prodotti della linea Skin Regimen .

 

 

 

Un anno da blogger

Un anno da blogger

img_20161231_201148Ci sono cose che sono un dono, come la bellezza, altre un merito come  il talento.

Alcuni penseranno che il talento in fondo è un dono, eppure no, non lo è, perché il vero talento va addomesticato e piegato anch’esso alla logica della disciplina, che lo rende costante ed immutato.

Il complimento più bello che di tanto mi sento rivolgere è “Ma come ti vengono in mente tutte queste idee?!”, alludendo alla fonte della mia creatività, ricca d’ispirazione.

In effetti non lo so neanche io, non so come ho fatto a sottomettere la mia indole incostante e capricciosa ad un progetto, cercando continuamente spunti, facendo di ogni riflessione un post.

Non so come sia riuscita a mettere in parole il più astratto dei pensieri, vogliamo parlare delle mie reminescenze infantili (vi ricordate l’articolo sugli specchi delle principesse? Che poi, a dirla tutta quello di Frozen è vendutissimo anche tra gli adulti)?!

I miei esperimenti con le amiche?

Il mio ferragosto fuori dagli schemi o il  rientro dalle vacanze?

Le mie ferme convinzioni cosmetiche, che hanno visto in un anno un moto di rivoluzione  peggio della luna intorno alla terra.

Non so come ho fatto a credere in amicizie reali da rapporti virtuali con altri blogger, e trasformare delle collaborazioni in un post a 4 mani.

Non so come ho fatto a far evolvere un’idea in un progetto e a coltivarla con la dedizione di un lavoro.

Ma so cos’è la motivazione e cosa vuol dire avere una passione.

Un anno da blogger, un anno di conquiste  (ed un talent in mezzo) e talvolta delusioni (averlo perso giunta in finale), un anno d’infinite soddisfazioni.

Il bello del Natale, parte 2

Il bello del Natale, parte 2

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Ebbene è già passato un anno da quando provavo ad intenerirvi con l’immagine del mio cane (Banjo, per chi non lo sapesse) in versione Christmas ed un articolo sul bello del Natale .

Molti di voi penseranno i regali (ed io di spunti ve ne do parecchi sul mio blog), si, anche, ma non solo.

In verità penso che i regali più belli sono quelli che ci auto-regaliamo, dopo averli a lungo mirati e contemplati o semplicemente in seguito ad un raptus di shopping compulsivo, senza aver avuto bisogno di seminare in giro più tracce di Pollicino, per condurre i nostri amati all’acquisto giusto.

Non sono da escludere casi in cui l’oggetto designato viene confuso con altri simili (che so prendi una Moondust Urban Decay per una Naked , o una palette labbra nella versione blackmail per una Junkie, mica roba da poco) causando incidenti diplomatici legati inesorabilmente al dramma dell’incomprensione (“Non mi conosci, ti sembro tipa da rossetto rosso?!“- “Ecco lo sapevo, hai sbagliato, non mi ascolti mai”-“Non ti riesce mai una sorpresa, devo mica farti il disegnino?!”).

La mia dolce metà si è lasciato guidare per mano al regalo sicuro… letteralmente.

Mi ha presa per mano e portata, anche in maniera dolce e romantica, per carità, al negozio, fiero di fare la scelta giusta.

Ecco il bello del Natale per me è emanciparsi dal vincolo (passatemi il richiamo a Franco Battiato, nel mio eterno connubio make-up- musica) dei “doveri”ed entrare nel mood dei piaceri.

Natale è stupire e lasciarsi stupire, senza condizionamenti.

Prendere un caffè al bar con una vecchia amica che vive in Francia, che non vedi da un anno, e d’un tratto veder tirare fuori dalla borsa, in moto sincronizzato, l’una un cadeau per l’altra.

Ed ancora una volta no, non essere felici per l’oggetto, ma per il fatto che né la distanza, né l’ampio anticipo sul Natale, abbiano impedito di pensarsi.

Non vedersi ma conoscersi, ricordare tutto dell’altra.

Non a caso ho ricevuto una palette di una marca introvabile in Italia, Adopt, con una selezione di colori stupenda (proprio quella che avrei scelto).

Non a caso ho regalato una tazza con infusore piena di gattini, a lei che non so se ama più i gatti o il te.

Il bello del Natale è sapere che il proprio uomo non vuole farti una sorpresa, ma solo farti felice, anche nel modo più spartano del mondo.

Il bello del Natale è ricevere a casa un biglietto scritto a mano e anche velocemente, da parte dei membri della redazione con cui collabori, mandato in fretta e furia per arrivare prima a destinazione, e sentirti parte di una famiglia, di un insieme, di un disegno molto più ampio.

Il bello del Natale è non avere voglia di fare niente ma, da vera Glam girl, aver voglia di fare tutto, tutto ciò che è piacere e spensieratezza.

Stare sempre in giro, con il pretesto di trovare l’ultimo regalo, e poi chiudersi nei caffee bar a consumare cioccolate calde per riscaldarsi .

Sapere che non avranno un gusto così dolce in nessun altro periodo dell’anno.

Il bello del Natale è legato si alla Birkin bag, figa sotto l’albero, che scalpita dentro la sua confezione patinata, ma la felicità, quella vera, è la sua atmosfera inconfondibile, che senti crescere nei giorni che lo precedono, carichi di attesa e preparativi come il sabato del villaggio per Leopardi.

Giorni che si esauriscono velocemente come un pacco accuratamente confezionato e scartato voracemente in pochi istanti.

Il Natale lo senti dentro, immutato negli anni, per calore che si respira, anche quando fuori fa freddo.

 

Il primo post non si scorda mai

Il primo post non si scorda mai

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con instagram mi sto specializzando!

Il primo post non si scorda mai, dicono.

In effetti il mio lo ricordo bene: l’apoteosi dell’impersonalità.

Un articolo chiaro, lineare, scritto anche mediamente bene, ma che non era altro che un timido affacciarsi al mondo virtuale con discrezione, in sordina, senza far rumore.

Era la recensione di un blush se non erro, prodotto che tuttavia mi garba ancora, ma ciò che rappresentava era l’adeguamento conformistico ad un genere parecchio spulciato, il classico indottrinamento allo shopping consapevole.

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era questo per chi se lo fosse chiesto…

Ed io da gradassa padroneggiavo la mia esperienza, conscia di essere niente di più di una goccia in un oceano.

Cosa c’era di me in quell’articolo, al di là di un modesto parere? Niente, o forse poco, il giusto indispensabile che distingue la mia penna.

Perché quando facciamo il “debutto in società” il nostro approccio è pieno di riserve, come l’atteggiamento di una fanciulla al ballo delle debuttanti: curioso ed insicuro.

Nessuno la sta aspettando ma la sua apparizione può incuriosire uno,due o forse tanti, che le porgeranno la mano e le chiederanno di ballare.

E saranno gli stessi occhi interessati a darle il coraggio di buttarsi nella mischia e ritagliarsi la sua parte nel mondo.

Il blog è esattamente come una donna, che maturando affina il carattere, rimane l’indole fanciullina, sotto forma di grazia e spontaneità, ma lascia il segno per il carisma e il proprio modo di fare.

Di fare e di dire, di pensare e di essere, piacere nella misura in cui sa appassionare e farsi seguire, influenzare senza essere influenzata.

Un blog è quasi una seduta psicanalitica: nella ricerca degli argomenti ti spinge all’introspezione, al modo giusto per tirarli fuori, alle parole esatte che rendano giustizia al modo di sentirli dentro e farli rivivere.

Un cantuccio in disparte dove sederti a fissare i mutamenti e il divenire e perché no: anche una lezione di teatro dove più senti la parte, più t’immedesimi, più entri nel cuore di chi ti guarda e ti ascolta.

E in fondo anche un corso di autostima, dove investire nella propria immagine equivale a mettersi in gioco e riuscire a guardarsi con occhi altrui, sentendosi un pò uno, nessuno e centomila.

Ringrazio tutti coloro che mi associano ad Alessandra Ambrosio, sullo stacco di coscia ci siamo quasi 😀

Tutto questo è un blog, tutto ciò è una blogger.

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love my blog
I 4 motivi per cui Lumière Essentielle è diventato il mio trattamento Skincare preferito (e Babbo Natale esiste!)

I 4 motivi per cui Lumière Essentielle è diventato il mio trattamento Skincare preferito (e Babbo Natale esiste!)

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credits: Daniela Sgueglia

Il Natale è la festa più attesa dell’anno.

Calda come il nostro nuovo avvolgente cappotto, preso in saldo per il Black Friday, golosa come i cioccolatini racchiusi nelle”finestre”del calendario dell’Avvento.

Buona come le nostre intenzioni da esibire, facendo fede alle promesse di quando eravamo bambine.

Un periodo intenso, speso a rincorrere pensieri : dall’ultimo regalo per l’amica secolare, passando per la stellina in cima all’albero di Natale.

Un tour de force tanto stancante quanto appagante e infine? Mostrarsi sempre radiosa!

Lumière Essentielle, l’ultima novità in casa Darphin e nella mia, in seguito al Talent “Grazia We Want you“, non finisce mai di stupirmi, ma soprattutto si è aggiudicato il podio di miglior trattamento skincare di sempre.

Ho ben 4 motivazioni a sostegno della mia tesi.

  • Anche gli incarnati olivastri possono irradiare luminosità

    Lumière Essentielle con il siero in olio e la crema in olio, ha apportato sul mio viso una costante aurea di luminosità, vincendo non solo il grigiore delle giornate d’inverno, ma soprattutto l’incubo delle pelli olivastre (come la mia): un incarnato che appare perennemente stanco e segnato, nonostante le amorevoli cure.

    Dopo più di tre settimane di utilizzo costante (non è da me ma stavolta ne ho fatto una questione di principio: sfidare la cosmetica) posso affermare con certezza che questi gioiellini della cosmesi hanno stabilizzato e rivoluzionato la mia skincare. Il mio viso appare luminoso, disteso, riposato, e l’estetista non mi ripete più “Ti vedo stanca, perché non facciamo qualche trattamento in cabina?!”.

  • Idratazione costante

    Il dettaglio principale che caratterizza entrambi i prodotti è la texture innovativa, profondamente idratante ma facilmente assorbibile con un veloce e piacevole massaggio (che tra l’altro aumenta l’efficacia del trattamento).

    Il siero conferisce idratazione e vitalità al viso grazie al mix di oli essenziali, (mandarino, arancio, neroli, rosa, ylang ylang, legno di cedro e olio essenziale di zenzero) che fluttuano come bollicine in un estratto marino, acido Ialuronico idratante, vitamina E antiossidante.

    Le under 30 non storcano il naso: dai 25 anni in poi è bene neutralizzare i radicali liberi e quelli sopraelencati sono gli ingredienti giusti per non farsi trovare impreparate, ricaricando le nostre cellule di energia e giovinezza.

    Acetil glucosamina rinnovatore della pelle, il segreto che ci vede radiose.

  • Olio fa rima con idratazione non con lucidità

    Avendo una pelle mista il primo dubbio è stato che la formula di entrambi i prodotti, particolarmente ricca, potesse ungere la zona T, aumentando la mia attitudine alla lucidità, perplessità sfatata immediatamente al primo tocco.

    Gli oli avvolgono la crema conferendole la setosità di una carezza, una sensazione morbida ma per niente unta. Ancora una volta interviene l’acido Ialuronico ad idratare, gli zuccheri vegetali a rinnovare i tessuti, la vitamina b3 che stimolando la sintesi dei lipidi migliora la coesione cellulare prevenendo la perdita d’acqua, lasciandola tutta sul nostro viso, come barriera protettiva contro la disidratazione del periodo invernale. Infine la protagonista: la tecnologia Soft-focus optics che cattura e riflette la luce facendoci brillare come stelle.

  • Anche l’occhio e l’olfatto vogliono la loro parte

    Spesso in tema di bellezza occorre accontentarsi: prodotti validi ed un packaging spartano (a volte fin troppo), formulazioni efficaci ma un pessimo odore.

    Darphin ha posto attenzione ad ogni singolo dettaglio, realizzando un connubio perfetto. Confezioni eleganti, senza inutili orpelli, trasparenti per ammirarne la texture.

    Profumi di mandarino, arancio, legni di cedro, un’esperienza sensoriale degna di una Spa. Perché accontentarsi se si può avere tutto?!

Babbo Natale esiste, stavolta ho le prove: ha letto la mia letterina regalandomi,  anticipatamente, un trattamento che adoro e finalmente una pelle luminosa.

Manca solo una novità sotto l’albero: diventare la prossima It blogger Grazia.

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credits: Leandra Russo

Questo post partecipa (di nuovo) al talent Grazia we want you Holidays edition e prende spunto (stavolta) da questo post.

http://blogger.grazia.it/images/blogger/js/badge.js?bwwy=true&blid=0&1a86ca

La solidarietà tra donne, per giunta blogger, esiste!

La solidarietà tra donne, per giunta blogger, esiste!

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Alla radio mandano la colonna sonora di Dirty Dancing, Time of my life, che a me fa venire non tanto voglia di ballarla (forse perché non ho Patrick Swayze per partner) quanto buonumore, ascendente come un climax.

Quest’ottimismo infuso ha generato in me un pensiero felice: chi ha detto che la solidarietà tra donne non esiste si sbagliava!

Non solo esiste tra donne, ma addirittura tra blogger, le stesse da cui ho ricevuto il sostegno maggiore quando pubblicavo un post e mi aspettavo un feedback o quando concorrevo per un talent.

Loro erano sempre in prima fila a dirmi” io il mio voto te l’ho dato”, spalleggiarmi e chiaramente aspettarsi lo stesso invisibile ma solido sostegno da me.

Per carità: non sto dicendo che non c’è competizione ma che quest’ultima ha un’accezione diversa: viene investita di positività e diventa una sana voglia di crescere.

Ci si osserva a vicenda per migliorarsi, darsi spunti inconsapevolmente o differenziarsi.

Ci si osserva per collaborare e realizzare post a 4 mani che uniscono i pregi di uno all’esclusività dell’altro, i followers del primo, appassionati di cinema magari, a quelli del secondo, patiti di make up.

No, non c’è posto per l’invidia perché nel web c’è spazio per tutti, tutti quelli che semplicemente meritano di occupare la propria fetta nella giornata dei lettori, diventando come uno di famiglia.

Foto credits: Roberta Tocco photography

Splendenti di luce propria con Darphin Lumière Essentielle

Splendenti di luce propria con Darphin Lumière Essentielle

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Che la luce influenzasse la percezione degli oggetti, quanto dei paesaggi, irradiandoli di bellezza o di mistero, la scuola degli impressionisti docet e la storia come sempre torna a ripetersi.

Attualizzata ai giorni nostri la fonte di luce giusta è la prima regola per un selfie da copertina.

La tendenza adesso è glow e l’imperativo è la luminosità, da sempre associata alla bellezza e alla salute. Una pelle sana è prima di tutto una pelle che brilla di luce.

La ricerca cosmetica non a caso è sempre più proiettata alla scoperta di formule innovative che regalino all’epidermide una grana liscia, una pelle idratata che rifletta il suo benessere, per essere naturalmente splendide con o senza l’ausilio del make up.

In questo vasto panorama si fa spazio la linea Lumière Essentielle di Darphin, che si distingue con il suo prezioso distillato dei migliori attivi botanici.

I protagonisti di questa linea sono il Siero in Olio Illuminante e la Crema-Gel in Olio Illuminante, due prodotti creati specificatamente per agire in sinergia.

Il siero in olio illuminante: luminosità in gocce

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Questo booster con le sue 7000 perle microincapsulate di Mandarino, Arancio, Neroli, Rosa, Ylang Ylang, Legno di Cedro e olio essenziale di zenzero unite al siero all’acqua cristallina con estratto marino tonificante proveniente dal Mare d’Irois, costituisce una formula ibrida innovativa.

Le due componenti si fondono in un mix unico che idrata in profondità, favorendo il rinnovamento cellulare, grazie all’aggiunta di Acetil Glucosamina e Vitamina E, essenziali alleati contro i radicali liberi. A impreziosire questo siero dalla doppia anima un packaging semplice e lussureggiante, con comodo dispenser erogatore per evitare gli sprechi.

La Crema-Gel in olio illuminante: carezze d’idratazione

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Ciò che contraddistingue questa crema, fin dalla prima applicazione, è la sua texture rivoluzionaria, in cui una miscela di oli essenziali si fonde alla freschezza di un gel, per un finish asciutto e vellutato.

Zuccheri vegetali, acido ialuronico, vitamina B3, che stimola la sintesi dei lipidi, per migliorare la coesione cellulare e prevenire la perdita di acqua e infine caffeina dall’azione antiossidante e leggermente esfoliante, regalano alla pelle del viso idratazione e luminosità.

Infine, la tecnologia Soft-Focus optics cattura la luce e la riflette sulla pelle, generando un istantaneo splendore roseo.

Entrambi i prodotti sono caratterizzati da un delicato aroma di agrumi, dall’animo fiorato, con essenza di legni e spezie, un trattamento che stimola i sensi e fa rifiorire di bellezza.

Questo post partecipa al concorso di Grazia.it – Grazia- we want you! http://blogger.grazia.it/images/blogger/js/badge.js?bwwy=true&blid=0&c84744

Per il mio articolo ho preso ispirazione dal post di Elena Schiavon – Come catturare la luce con Darphin lumière Essentielle