I miei must have dell’estate

I miei must have dell’estate

L’estate è una delle stagioni che amo di più in assoluto, dopo la primavera s’intenda, che insieme ai fiori mi ha vista sbocciare 31 anni fa.

Molti si lamenteranno del caldo appiccicoso, come ogni anno, del sudore, ma fa tutto parte del gioco: nel mio immaginario sognatore anche l’afa è manifestazione di un richiamo ancestrale che ci vuole selvaggi e non è certo riflesso dei mutamenti climatici.

In estate in effetti si torna un pò allo stato primitivo, vestiti solo di sole, coi capelli acconciati dal sale, senza strati di fondotinta, ma solo di abbronzatura.

Ma soprattutto in questo periodo le pochette si riducono all’essenziale, solo ciò di cui abbiamo veramente bisogno per essere o per sentirci belle, pertanto ho stilato la mia classifica, annata 2017, dei “mai più senza” (del momento!).

Shideido Sun Protection Compact Foundation spf 30 (31,90 euro)

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Perché non conoscerlo prima?!

In realtà questo articolo è un classicone, un vero e proprio evergreen estivo, eppure è una new entry nella mia pochette. Non so perché non mi sia decisa a comprarlo prima, soprattutto considerando il fatto che ne ho provati molti altri fondotinta solari, senza aver trovato mai grande riscontro. Shiseido non delude mai, nonostante il prezzo abbastanza alto, che vale a pieno. Comodo e pratico da portare in giro, anche per i ritocchi (tipo in spiaggia, così da essere pronte e impeccabili per l’happy hour), presenta un finish assolutamente mat e vellutato al tatto che oltre a coprire egregiamente le imperfezioni, uniformando l’incarnato, protegge dai raggi UV e dalla secchezza, unendo l’utile al dilettevole ed ideale per quelle come me che dimenticano di applicare la protezione urbana (ci si può macchiare anche andando a fare la spesa, ricordatelo!). Resiste bene inoltre sia al sebo (tendo a lucidarmi meno del solito, anche senza cipria) che all’acqua, quindi: gettatevi in mare o in piscina, serene della vostra bellezza. Il prodotto si può applicare sia utilizzando la spugnetta (in dotazione) asciutta, per un finish più coprente o semplicemente mirando macchie e discromie oppure con la spugna bagnata per un finish più naturale e trasparente. Personalmente però ho trovato il mio equilibrio vaporizzando il Prep+ primer fix Mac su tutto il viso così da idratarlo, rinfrescarlo e permettere un’applicazione più pratica del fondotinta, caratterizzato da una texture abbastanza secca e compatta. Lo adoro: resiste tutto il giorno, fino a sera, senza ritocchi e soprattutto senza scomparire!

Ginzing Energy-Boosting Gel Moisturizer-Origins  

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Mettere la crema non è mai stato così piacevole!

Questo prodottino, almeno in Italia, è un inedito, che arriverà però presto da Sephora a settembre. Meditavo da tempo, in verità, di acquistare Origins, un marchio che fa degli ingredienti naturali la propria bandiera, ma prima che io decidessi di comprare da un sito straniero, per la mia gioia, Origins è arrivato a me alla presentazione, fatta per la stampa, lo scorso giugno. Come si dice: “se Maometto non va alla montagna la montagna andrà da Maometto!” Le mie amiche sanno bene che è molto difficile che io trovi una crema idratante che mi soddisfi, anche perché avendo la pelle mista ho bisogno di qualcosa che idrati, ma senza avere una texture troppo ricca che tende ad ungere. Perfetta come crema da giorno è un idratante leggero, privo di oli, a base di caffeina e ginseng dall’effetto energizzante, la pelle appare da subito rivitalizzata. E’ consigliata sia per pelli normali che miste, asciuga immediatamente e non occorrono grandi massaggi (odio le creme a lento assorbimento) per farla assorbire. Non credo la userò d’inverno, avendo bisogno di maggiore idratazione ma, considerando che in Sicilia l’estate dura fino a dicembre, la ricomprerò senz’altro.

Antioxidant Cleanser with white tea- Origins 

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Tanto efficace quanto profumato!

Mi sono innamorata di questo gel detergente a partire dal profumo, un inebriante sferzata di tè bianco misto a note agrumate, ma non si ferma all’olfatto la mia considerazione.

Ricco di minerali che catturano le impurità, combinato però all’azione delicata della noce di cocco e degli amidi di avena, disintossica la pelle, allontanando il rischio dei radicali liberi. Sono proprio le tossine, che il nostro corpo espelle, la causa prima dell’ossidazione, dell’invecchiamento e della disidratazione della pelle. Ho sempre amato il tè, come gli inglesi, adesso anche sulla pelle, che con l’uso di questo detergente è più luminosa e purificata.

Nb: da quando lo utilizzo è diventato il compagno inseparabile, tutte le sere, del mio Clarisonic, e tirando le somme… rafforzandone l’esfoliazione dovrei non invecchiare mai!

Coconut milky mist – Too cool for school (15,90 euro)

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Una delizia al cocco!

Cos’è? Acqua di cocco all’87%.

Ricca di minerali e vitamine essenziali, è una nebbia che rinfresca e reidrata la pelle ovunque e in ogni momento. Io la adoro.

Potrebbe sembrare un mero feticcio, una coccola con la quale consolarsi più e più volte al giorno, ma anche una nobile funzione: gli acidi grassi dell’acqua di cocco formano uno strato invisibile e leggero che permettono alla pelle di evitare perdite di umidità e mantenersi idratata tutto il giorno. Perfetta per il periodo estivo, in cui si tende spesso ad avere la pelle secca a causa del sole e della salsedine, può essere tuttavia utilizzata in città tutto l’anno ,come tonico idratante o come primer prima del trucco, e col suo inebriante profumo riportarci sempre all’estate e alle vacanze.

Natural deodorant Bergamot+ Lime- Schmidt’s (9,50 euro) 

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E non finisce mai…

In estate raddoppiano le docce (una regola che non vale per tutti, soprattutto sui mezzi pubblici) e la necessità di moltiplicare la delicatezza del deodorante, considerando la frequenza con il quale viene utilizzato.

Su alcune cose sono quasi una purista dell’inci e il deodorante rientra tra quei prodotti da cui esigo il meglio. Questo di Schmidt’s (non saprò mai pronunciarlo) inebria ancora una volta con il suo profumo fresco di bergamotto (toh, gli agrumi tornano a farsi sentire) ed è ricco di oli essenziali dalle proprietà disinfettanti. Non è solamente un deodorante virtuoso, privo di alluminio, peg, parabeni e ftalati (oltre ad essere vegan e cruelty free) ne basta pochissimo e dura una vita, ma soprattutto… è efficace, contrariamente ad altri fratellini bio…

 

Balsamo spray senza risciacquo all’aloe Bjobj (5,70 euro)

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Tutti pazzi per il leave-in

E’ una novità assoluta, che ha catturato la mia attenzione tra gli scaffali del Natura si, inserito tra le offerte a prezzo lancio e ovviamente vuoi non provarlo?!

Sfrutta la recente tendenza Leave-in ovvero i trattamenti capelli senza risciacquo per nutrire e rigenerare i capelli, bagnati o asciutti, anche più volte al giorno o all’occorrenza agendo, letteralmente, fino al prossimo lavaggio.

Questo balsamo mi piace per il profumo dolce ma non troppo persistente (che mi ricorda vagamente l’odore candido del cotone) dell’aloe, non unge, districa, idrata, disciplina e ammorbidisce. Insomma: qualcosa in più di un balsamo e meno di una maschera.

Io lo applico subito dopo lo shampoo, sui capelli tamponati, come disciplinante prima dello styling e la mia chioma leonina e selvaggia, soprattutto in estate, ringrazia sentitamente.

 

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Il blog non va in vacanza

Il blog non va in vacanza

Ok lo ammetto: in verità, il mio, ho pensato di spedircelo.

Non perché questo angolo di web, che coltivo come un orticello biologico, non mi regali emozioni e soddisfazioni, soprattutto quando scorgo volti nuovi seguire il mio blog e quelli vecchi partecipare attivamente ad ogni post, ma resistere all’ozio è impossibile.

L’impresa si fa più ardua se di riposo non ne vedi neanche l’ombra, hai 11 mila battute da consegnare a inizio settimana e una frenetica scaletta di articoli da garantire a luglio, il tutto con 40 gradi fahrenheit.

Un mese trascorso a Milano, correndo da un lato all’altro della città (rovente) pieno di impegni, eventi, presentazioni alla stampa, un ricco cilindro dal quale attingere e trarre fuori idee come fiori. In attivo un solo ed unico bagno a mare (ieri).

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Ecco forse in queste condizioni io non vado in vacanza ma la mia creatività si.

Nonostante tutto rimbombano nella mia mente delle parole lette qualche giorno fa in un post: l’importante non è cominciare ma continuare ed è proprio vero. Ogni nuovo inizio ha dentro il sapore dell’entusiasmo, ma il proseguimento di ogni cosa si nutre di energia che ha bisogno di essere alimentata, altrimenti si affievolisce, fino a spegnersi e non carburare più.

No, non voglio assolutamente distillare dritte su come mandare avanti un blog d’estate e mantenere una cospicua programmazione. M’interrogavo piuttosto sulle cause che ci spingono ad abbandonare le cose che scegliamo d’iniziare.

Forse il vero problema non è il mordente ma la procrastinazione. Tendiamo a rimandare ogni programma ad un futuro indeterminato in cui avremo più tempo, o solo più volontà di tornare padroni dei nostri progetti. Quella del tempo è una scusa ingrata che ci toglie la voglia di sentirci liberi di gestire la nostra leggerezza.

Ma voi sapete gestire il tempo libero? A pensarci bene nella società moderna il tempo libero è peggio che l’horror vacui, una paura del vuoto nel quale potersi perdere.

Ho un comodino pieno di letture sospese, con segnalibri dimenticati tra le pagine come nuvole a mezz’aria, ma sempre una lista prioritaria di cose più “urgenti” da fare che tolgono solo spazio alla mia identità. E se è vero che con l’età si acquisisce indipendenza in un certo senso con l’avvento delle responsabilità si è solo più liberi di rimandare ciò di cui prima ci riempivamo, senza remora alcuna.

Io non so voi ma per me l’estate aveva il gusto dell’Estatè, la colonna sonora anni 90 (ok sono nostalgica, che ve lo dico a fare?) della coppa del Nonno (“i feel good..i feel fine…“), l’immagine dei tramonti in spiaggia come non ci fosse un domani ed i capelli eternamente bagnati, induriti dal sale ma mai così belli. Erano gli anni delle giornate che non conoscevano limiti temporali, scandite solo dalla luce e dal buio.

E’ vero che si lavora per vivere e non si vive per lavorare ma a volte ho come l’impressione che ogni corsa a lavoro, ogni bucato da lavare, ogni pila di vestiti da stirare, la spesa da comprare, siano “rumore”.

Ho dovuto ricordare perché avevo creato questo spazio virtuale per mettere le cuffie e come nel “Tempo delle mele” allontanarmi dal rumore e sentire solo la musica.

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I difetti non esistono se non li vediamo

I difetti non esistono se non li vediamo

Non so se vi è capitato mai almeno una volta nella vita ma negli spogliatoi della palestra vengo rapita da un imbarazzante voyeurismo (ci tengo a tranquillizzare i miei compagni di corso circa le mie sane intenzioni).

Avete capito bene: l’irrefrenabile istinto di osservare quella moltitudine di corsi ignudi che frenetici corrono verso le docce.

In verità non è imbarazzante per i portatori sani di culetti al vento, che si esibiscono con la fierezza dei nudisti in spiaggia, piuttosto lo è per me, riuscire a resistere all’insana curiosità femminile di sbirciare gli eventuali pregi o difetti.

Ebbene si, solitamente mi autocensuro manco avvistassi, bigotta, un film hard in seconda serata, pensando che forse non mi farebbe piacere sapere che qualcuno, nell’angolino, fissasse clandestinamente le mie smagliature ripetendosi nella mente “mal comune mezzo gaudio”. 

Eppure tutte le volte ciò che più mi fermo ad ammirare non sono tanto i difetti, quanto la disinvoltura con la quale ciascuno manifesta la propria nudità, convivendoci serenamente, in presenza di cellulite, cicatrici, smagliature e chi più ne ha più ne metta.

In che modo “indossiamo” il nostro corpo?

Quanto siamo inclini ad accettarlo e mostrarlo agli altri?

Ma soprattutto in che modo il nostro atteggiamento influenzerà la percezione altrui?

Talvolta lasciamo che le nostre fragilità prendano il sopravvento su noi stessi e temiamo che gli altri le scoprano per paura di dover sostenere la disapprovazione, la nostra.

Una disapprovazione che punta i riflettori sulle proprie  debolezze, rendendoci piccoli di fronte ai nostri stessi occhi.

Forse per questo motivo Kim Kardashian ha deciso di costruire un impero sul proprio deretano, per vivere l’illusione che dietro quel popò di roba ci fosse la perfezione eppure, se non avesse giocato d’attacco, non avrebbe perso 100 k in un secondo, insieme alla fiducia di quei followers.

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Kim, ma che ci combini?!

La cellulite non ha mai sconvolto nessuno, ma sapere che dietro ad ogni foto ci fosse lo zampino di photoshop si, ha deluso ed indignato tutti quelli che avevano creduto nella buona fede di chi aveva fatto dell’abbondanza la propria benefica bandiera.

Quello che ho capito, in sostanza, è che i difetti esistono solo se li vediamo noi per primi, se non ce li riconosciamo non esistono, in palestra, negli spogliatoi, come al mare o nel resto del mondo.

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Ed io vista dal basso sembro persino alta!
Una mamma è per sempre

Una mamma è per sempre

Una mamma è per sempre, proprio così, dal momento in cui sceglie di darti alla luce a quello in cui subisce la scelta di lasciarti sola, trasmettendo un pezzo di se al mondo, e non parlo solo del patrimonio genetico.

Mia madre mi ha regalato il suo sorriso,  ma anche la sua immensa allegria.

Mi ha impresso le medesime rughe d’espressione naso labiali ma, con esse, le sue infinite doti di arrangiamento che fanno, di quei tratti, segni di esultazione, la prova che abbiamo riso tanto, insieme.

Mi ha donato i suoi occhi, ma più di ogni altra cosa un punto di vista in più con cui osservare il mondo.

Infine il suo stesso naso, per fiutare le cose belle.

Belle come le volte spese a parlare sul lettone o a provare vestiti nei camerini, i miei preferiti, fortuna che esistevano sgabelli a sostenere le attese durante la mia indecisione, come il giorno che ho compiuto 18 anni.

Non esistono però panchine che sostengano il peso della sua assenza nella mia vita.

Eppure pochi pensano a quanto la distanza a volte sia più ingombrante della presenza, a quel momento in cui non è tua madre a dirti cosa devi fare ma vai in automatico, facendo quello che avrebbe fatto lei, senza che te lo abbia chiesto (rompendo).

Togliere i piatti dalla tavola, quasi mentre gli altri ancora mangiano, e lavarli immediatamente per sentirsi pervasi da un irrazionale senso di libertà subito dopo averlo fatto.

Comprare i cuissardes e sapere che lei li ha già indossati negli anni 70, di un colore più audace, di te che ti senti avanti.

Prendersi cura di se per il piacere di farlo, senza doverlo dimostrare a nessuno, solo alla fedele estetista che aspetta la chiamata ogni settimana.

Con la propria organizzazione supplire quella altrui e salvare loro il culo.

Non giudicare ma accogliere, consigliare e infine sbottare perché le tue dritte non sono neanche state prese in considerazione.

Ho capito che esistiamo nella misura in cui lasciamo qualcosa di noi agli altri, ed in quella scoperta ho trovato il senso della vita

Una mamma è per sempre, che ci sia o meno, ed io per la sua festa le ho regalato l’eternità.

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L’arte del ritocchino make up. Quando e come farlo, ovunque.

L’arte del ritocchino make up. Quando e come farlo, ovunque.

Chi di voi non è cresciuta con il culto del ritocchino del make up?

Dicesi ritocchino quel gesto, esageratamente charmante, di ricostruzione del make up, compiuto in zone adiacenti o limitrofe i vostri luoghi d’interesse, dai bagni dell’ufficio all’autogrill. 

Altresì effettuato con rimedi di fortuna come specchietti di rudimentali portarossetti (ma che ne sanno i millenial?) fino a quello retrovisore, durante le code in tangenziale. 

Il ritocchino, tuttavia, resta un termine generico per indicare svariate tecniche di “restauro“, dall’iconica incipriata, al riempimento di rossetti sbiaditi.

Eppure… sarà così provvidenziale? Dipende.

Conosco amiche che potrebbero risvegliarsi al mattino seguente con il trucco ancora intatto, senza aver bisogno di rinfrescare la propria mise en pose.

Non stupirà nessuno che il prototipo della “donna che non deve replicare mai” abbia la pelle normale-secca.

Una pelle mista o impura no.

Questa tipologia non assorbe il trucco: lo beve.

Se, come me, avete la pelle mista, probabilmente dopo qualche ora (non occorre aspettare un’intera giornata) vi ritroverete con la pelle unta nella famigerata zona T e praticamente senza trucco.

Non importa se vi siete ripetutamente toccate il viso o meno, il risultato non cambia: nude skin. 

Se oltretutto siete olivastre il vostro make up non soltanto è scomparso ma ha proprio virato colore, oscillando tra il giallo e il grigio andante.

Eppure struccarsi non sempre è possibile, soprattutto se dovete far entrare tutto in una clutch e dovete saper fare una selezione dell’essenziale.

Un pò come chiedere ad un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà o ad una make up addict di scegliere tra Heroine e Ruby woo. Impossibile.

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Meglio Ruby woo o Heroine? Questo è il dilemma!

Se dopo un giorno in ufficio il vostro aspetto è sfatto ma siete state invitate allo spettacolo delle 20 al cinema (proprio dal tipo che vi piace) non importa che voi facciate i salti mortali: evitate di rifare il trucco da zero, partendo però dalle”macerie” del precedente.

Ciò che otterrete sarà soltanto un make up stratificato e spento che, vi assicuro, tenderà a formare crepe, evidenziando ancora di più le rughe d’espressione.

Forse in foto non si noterà, ma live sicuramente si.

La regola d’oro in questi casi è rinfrescare, non ricostruire (per quanto sia nobile il vostro tentativo di salvare il salvabile).

Le mie nuove linee beauty prevedono due opzioni:

A) Tenere delle salviettine struccanti, meglio se leggermente abrasive, così da esfoliare la pelle del viso, rendendola luminosa, anche senza l’aiuto del make up.  Per detossinare e purificare a fondo in un solo gesto sono perfette le salviette struccanti al carbone Sephora, presentano un lato liscio ed uno leggermente abrasivo per esfoliare in profondità. Da quale lato cominciare? Io di solito preferisco quello liscio per asportare delicatamente il make up (superstite) e infine quello abrasivo per esfoliare velocemente il viso, restituendogli un’aura di luminosità.

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foto credits: sephora.it

Un’alternativa più delicata ma ugualmente efficace potrebbero essere le salviette esfolianti Equilibra, dimenticate dunque acqua e sapone ma ricordate di massaggiare delicatamente la pelle del viso con movimenti circolari e pressione modulabile. In questo caso è preferibile esfoliare prima e detergere successivamente con il lato morbido che, con la sua lozione cremosa, idrata.

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foto credits: Equilibra.it

A proposito d’idratazione, se volete puntare sulla luminosità e ridurre al minimo il make up, reidratate la pelle del viso con una spruzzata di acqua termale e preparate il viso ai successivi step. L’acqua termale Avène è un must, soprattutto d’estate per rinfrescare e lenire la pelle (le habitué degli eritemi la conoscono bene), vaporizzata dopo la detersione riequilibra la pelle, facendo durare di più il make up. Problema spazio? Esistono mini taglie, spesso in regalo con la versione full size, da tenere sempre in borsa!

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foto credits: glamour.com

Dopo aver liberato la pelle dallo strato di grigiume che la attanagliava con un fondotinta compatto come il Next to Nothing Powder, ultimo arrivato in casa Mac, dalla texture soffice e con booster di micro luce che garantiscono l’aspetto di pelle salutare e radiosa, uniformate la base.

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foto credits: Maccosmetics.it

Con un blush illuminante come Galifornia Benefit, uno splendido rosa dorato che fa subito estate, diffondete luce sul vostro incarnato partendo dagli zigomi, estendendovi fino alle tempie per un effetto più glow.

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Ogni estate per me viene prima il blush e poi il sole

Infine concludete con generose dosi di mascara, per sottolineare lo sguardo e un velo di rossetto per darvi una nota di colore: la vostra stanchezza passerà in secondo piano!

Quando si avverte maggiore stanchezza è sempre meglio usare meno make up per ottenere un effetto più luminoso e non pesante.

Se il tempo stringe e non avete ne voglia ne intenzione di portare troppe cose con voi esiste pur sempre un piano B.

B) Il mio consiglio è tamponare l’eccesso di sebo con una blender assorbi sebo (lo sapete che ormai le veline sono out?!), le Blotterazzi by Beauty Blender fanno al caso vostro, da portare sempre con se ma soprattutto lavare e riutilizzare (e gettare dopo due mesi circa) e sostituire la consueta cipria con un blush.

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foto credits: sephora.it

La prima, soprattutto su un incarnato spento, per quanto leggera ed impalpabile, creerebbe un effetto gessoso, il secondo al contrario conferisce un delizioso aspetto bonne mine, illuminando il viso.

Puntate l’attenzione sugli occhi o la bocca con un soft smokey nei toni del marrone nel primo caso, o con un rossetto strong ( i sopraelencati Heroine o Ruby woo andranno benissimo).

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basta poco, che ce vò!

Nessun problema se non avete con voi pennelli per un’applicazione ad hoc, l’effetto messy è di gran tendenza, non solo per i capelli!

Il cambiamento vero è dentro di noi

Il cambiamento vero è dentro di noi

Vi diranno che la prova costume è alle porte e che i trattamenti anticellulite vanno cominciati da subito.

Che dobbiamo preparare la pelle al sole, esfoliandola in profondità, meglio se con l’aiuto d’integratori.

Vi diranno che è tardi per riempire le palestre con la speranza di un corpo sodo e tonico da esibire in spiaggia, ma mai troppo tardi per provarci.

Tenteranno di convincervi a fare lunghe passeggiate all’imbrunire (fa poesia, ma significa al rientro da lavoro) ora che le giornate si allungano e quell’ora di luce in più possiamo sfruttarla o scontarla che dir si voglia, che è un toccasana per la circolazione e per l’umore.

Il marketing, beffardo, s’insinuerà nei vostri pensieri, silente nel volantino della spesa o catturando il vostro sguardo tra gli scaffali del supermercato (se siete così pigre da non sfogliare neanche i volantini promozionali) ricco di sostanziose offerte da prendere al volo per la cura del corpo.

Crio gel equilibra a 6.99 (nove, mi raccomando)?! Lo metto nel carrello, ovvio, anche se questa primavera mi ricorda più Natale con i suoi 10 gradi al sole e vento artico.

Vi bombarderanno d’informazioni circa l’importanza di una revisione della vostra carrozzeria che volenti o nolenti subirete.

Un pò come il tagliando della macchina, solo che per farlo non vi basterà parcheggiarvi  da un’estetista.

Dovrete associarvi costanza, tenacia, alimentazione ma soprattutto focalizzarvi sull’obiettivo.

La vera rivoluzione di ogni missione, qualunque essa sia, resta l’obiettivo.

Non servono manuali, consigli, miracolosi e misteriosi segreti, il cambiamento non è dietro l’angolo, ma dentro di noi.

Non basteranno guru a distillare perle di saggezza se quello scatto non l’avrete maturato in una fetta recondita del vostro cervello, che innesca l’unica cosa che serve in questi casi: volontà.

La volontà per scegliere volutamente di acquistare e non collezionare cosmetici da sfoggiare in bagno come trofei, iniziandoli e abbandonandoli al loro triste Pao, non finiti, ma solo a metà, come vite spezzate.

La volontà per scegliere di non donare il vostro otto per mille in abbonamenti annuali in palestra, frequentandola solo l’1% del vostro tempo (libero).

La volontà di sollevare pesi e non chiacchiere, forgiando il vostro fisico come ferro (ciò che vorreste, no?!), tra l’altro impedendo ai volenterosi di utilizzare gli attrezzi, mentre li riscaldate inviando messaggi.

Insomma: il tempo libero è un attitudine e non basta averlo a disposizione per riempirlo correttamente.

Non so se è la primavera ma ecco, a conclusione del post, conto di fissare l’obiettivo, mantenere salda la volontà e andare in palestra a far fede alle promesse di settembre, data l’incombenza di una giornata libera e la voglia di fare pari a quella di un bradipo.

“Che fretta c’era, maledetta Primavera…”

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facce da fitness convinte
Tipe da profumeria

Tipe da profumeria

Riconoscere in una profumeria una beauty addicted, professionista o appassionata che sia, è semplice, fondamentalmente perché appartiene ad una delle sette categorie che la affollano.

Distinguere i vari gironi danteschi un gioco da ragazzi:

La beauty addicted

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La prima per l’appunto si perde nei meandri del negozio, esaminando con attenzione ogni singolo scaffale, senza saltarne nessuno, sempre attenta ad ogni novità del mercato cosmetico, manco fosse la madrina pronta a battezzarlo. Si aggira con padronanza, seguendo un suo ignoto percorso logico (presumibilmente dando precedenza ai marchi che predilige, lasciando per ultimi quelli che snobba o sono money-off limits), spruzzando qua e là tracce di profumo per riemergere, come Pollicino, da quella selva oscura. Alla domanda della commessa -“Posso esserti utile?“- risponderà inesorabilmente “No grazie, sto dando un’occhiatina“, ed in effetti no, non ha bisogno di niente lei, solo d’immergersi in quell’appagante paese dei balocchi per alcuni minuti (se va bene) ed estraniarsi dal mondo. Dimenticavo: non vuole essere disturbata e adora uscire con le mani colorate come la tavolozza di un artista astrattista.

Capitata per caso 

La capitata per caso solitamente cerca qualcosa che consuma e gli è finito (non mi meraviglierei se fosse il profumo) ed è un caso che sia Sephora piuttosto che Douglas, o Marrionaud, sceglie solo il posto più facilmente raggiungibile dalla propria posizione. La libera concorrenza tra le profumerie e di conseguenza il prezzo migliore non interessa loro, per il semplice fatto che, frequentando così poco questi ambienti, l’unico prezzo che conoscono è quello di listino. Le capitate per caso le riconosci immediatamente, dal loro passo spedito e rivolto verso la commessa, sempre di fretta, concise e dirette -“sto cercando xxx” – (since 1990) un metodo indubbiamente efficace per evitare di osservare ed essere indotti in tentazione.

L’amica della beauty addicted

L’amica della beauty addicted tanto per cominciare non ne capisce niente di beauty, nè condivide questa passione con lei, è tuttavia sensibile al tema dell’estetica. Questa fortuita vicinanza le offre la possibilità di non interessarsi personalmente, seguendo milioni di pagine social e newsletter, rimanendo tuttavia informata sui Must da non perdere e le ultime novità del mercato cosmetico. In sostanza in profumeria, senza troppi preamboli, andrà mirata all’obiettivo, chiedendo il prodotto suggeritole dall’amica del cuore. Nb: perderla le sarebbe fatale.

La sapientona 

Un derivato delle beauty addicted, una categoria frequente e infida quella delle sapientone. Come agenti in borghese ispezionano i punti vendita, verificando anche la corretta disposizione dei prodotti, perché odiano il disordine dello stand espositivo e si rivolgono alle commesse con il piglio di chi non sa nulla. Attenzione è un perfido tranello per verificare la preparazione di queste ultime e lamentarsi, come da consuetudine, che non ne capiscono niente e che la propria preparazione è di gran lunga superiore.

La blogger

Non importa quanti followers abbia: pensa (o spera) di essere riconosciuta ovunque. Vaga con disinvoltura nel punto vendita, sfoderando outfit da copertina, sorridendo compassionevole alle commesse, che si divertiranno sicuramente meno di lei a sguazzare nella cosmetica. Il termine blogger ovviamente è puramente indicativo, potrebbe anche avere un semplice canale instagram, che aggiorna in tempo reale con le tappe della propria giornata, da far adorare alle fans manco fosse la via Crucis. Sempre a caccia di campioncini e anteprime il suo sogno è finire tra le pagine patinate di Vogue.

L’aiuto dipendente 

L’aiuto dipendente è il miraggio delle beauty consultant. Entra in profumeria perennemente disorientata e si ferma a cercare lo sguardo della commessa alla ricerca di aiuto. Non ha ancora capito le proprie esigenze ma ama abbandonarsi alle cure “degli addetti ai lavori” che sceglieranno per lei il prodotto migliore, o almeno di questo è convinta. Il profilo tipo è la libera professionista, troppo impegnata a riflettere sui massimi sistemi del mondo per occuparsi di frivolezze, nonostante i tentativi (falliti) non ne capisce niente di beauty, ma è disposta a spendere (tanto), non a caso è adorata dalle beauty consultant quando occorre alzare il fatturato.

La collezionista 

La collezionista è l’ennesimo derivato delle beauty addicted, con la differenza che la vedrete bazzicare più spesso in profumeria in prossimità del lancio di un nuovo prodotto (in pratica vive nelle profumerie). Il suo limite è la mancanza di autocontrollo, che la rende anche poco obiettiva nei confronti di ciò che si accinge a scegliere, solo perché ampiamente anticipato dal web. In sintesi potrebbe acquistare un rossetto solo per il packaging, anche se il colore ricorda altri dieci di quelli già in suo possesso, o peggio ancora acquistare un prodotto non donante per mera smania di averlo e contemplarlo.

Eppure fissare questa varietà umana, come pesciolini in un acquario, mi diverte troppo.

E voi in quale categoria vi riconoscete?

Le donne e le collezioni make up special edition

Le donne e le collezioni make up special edition

A volte le cose più semplici sono quelle a cui si presta meno attenzione.

Pensate all’espresso al mattino: è la cosa più normale del mondo, fino a che non siete all’estero e, ciò che fino al giorno prima vi era parso scontato, diventa l’ambito oggetto del desiderio.

Il suo essere praticamente introvabile vi spinge alla sua ricerca, manco fosse il Santo Graal.

Chiaramente paghereste quel caffè anche due euro perché, al mattino si sa, ci vuole!

A pensarci bene il rapporto delle donne con il make up in edizione speciale e tiratura limitata segue le stesse leggi del caffè all’estero.

L’uscita di una collezione speciale potrebbe non far dormire una beauty addicted, per la foga di accaparrarsi l’ultimo illuminante Mac, edizione Mariah Carey, nel suo lussureggiante pack, anche se fosse l’ultima delle cose che utilizza.

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foto credits: Pinterest

Eppure diventa indispensabile. L’ennesimo orgoglioso feticcio esibito a prender polvere.

Per collezionismo non c’è niente che non lo diventi, anche quando palette di ombretti ne avete già 15 e il vostro trucco standard è kajal ed eyeliner.

Ma vuoi non possedere la Peach Too Faced, col suo inebriante profumo di pesca?

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Dimenticavo: dopo aver straziato i cuori delle donne , disposte a pagare anche le spese di dogana per averla, considerati i pareri positivi del web, è entrata qualche mese dopo, con successo, nella collezione continuativa.

Ma serve, è ovvio.

Perché quel corallo shimmer mi manca e d’estate farebbe un gran figurone, e in fondo non c’è motivo di spendere 39 euro, per un blush benefit, se con 59 posso avere un’intera palette che lo contiene.

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la amo!!

Lo dicevano anche i latini: abbondare è meglio che deficere (anche se di blush ne sarebbe servito uno all’origine)!

E se poi non lo trovo?

Le leggi del marketing regolano questo evento: informare sulla preziosità di un oggetto, destinato a finire sold out in breve.

Un’attesa per di più anticipata da una lunga aspettativa, tesa a sublimare l’attimo della verità: ne sarà valsa davvero la pena?!

E soprattutto ma ciò che è distillato in special edition davvero non appartiene già  alla collezione permanente?

Forse pochi sanno che molte, in realtà, contengono la crème de la crème delle collezioni perenni.

Un esempio? L’ultima L’Oreal Paris della bella e la bestia, dal delizioso pack (ovviamente da collezione) non propone niente che non sia già venduto tra le file dei Color riche, anche se, vestiti a nuovo, per averli dovrete rivolgervi ad  Amazon ( La rosa ad esempio corrisponde al numero 335 Carmin Sain Germain, ma si trova in esclusiva su Amazon, continuamente sold out).

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cerco da un mese la Rosa (ma è sold out su Amazon)

Ma ciò, mi rendo conto, non basta a far svanire l’avido desiderio di possesso e interrompere, tragicamente (per chi le progetta), la rete del marketing, all’interno della quale cadiamo con prevedibile puntualità.

C’è una cosa che ogni donna (e no, non ho detto solo beauty addicted) non sopporterebbe: aver rinunciato ad un pezzo da collezione imperdibile (che questa volta ovviamente non riproporranno) che un’altra donna ha e le conferisce quell’allure… Speciale!

Realizzare i propri sogni sbagliando. Yes, i can!

Realizzare i propri sogni sbagliando. Yes, i can!

Sbagliare vuol dire vivere.

Ad alcuni sembrerà la scoperta dell’acqua calda, a me sono serviti in fondo 30 anni per capirlo e farlo per vie traverse.

Come dei cavalli che viaggiano coi paraocchi e alla fine del percorso, mettendoli via, scoprono l’orizzonte vastissimo.

Si, lo scoprono con magnifico stupore per il semplice fatto che hanno sempre ignorato ciò che non sapevano esistesse.

Come Cristoforo Colombo credendo di trovare le Indie colonizzando invece l’America.

Come per me, imprecando dal parrucchiere a 18 anni, pensando che “io chiara mai più!!” e scoprire dieci anni dopo che, per vedermi un pò più luminosa, sarebbe bastato non far partire le schiariture dalla radice (e non leggete con disappunto che nel 2000 l’abbiamo fatto tutti!!).

Che c’entra? Per dieci lunghi anni non ho più toccato i miei capelli, pensando di poter sbagliare.

Chi pensa troppo forse sbaglia poco, perché ha calcolato già tutte le opzioni possibili, eppure in quel grande calcolo non ha considerato il tempo che avrebbe impiegato per farlo, sprecandolo.

I lunghi tempi attesi impiegati per immaginare il futuro anziché, semplicemente, viverlo.

E forse le nostre scelte migliori partono proprio da un errore, che ci sprona ad esplorarci e come un tom tom fare un ricalcolo dal punto in cui ci siamo persi.

Ve l’ho detto che il mio blog nasce da uno sbaglio?!

Parte da un grande sogno, quello di fare la giornalista, e prende forma modellato dalle incertezze, che mi hanno impedito di raccogliere la mia esperienza e presentarla al tribunale del giudizio.

Scrivere significa, qualsiasi cosa racconti, dare un’immagine all’astrazione, mettere in parole dei pensieri e regalargli un timbro.

Ogni racconto ha la sua voce, e chi legge gli da un’intonazione.

I miei sono sempre lì, come un’equilibrista, tra serio e faceto, tra l’esistenzialista e l’ironico, sospesi tra la vita e il sogno.

Un pò meno tra la realtà e i social, troppo figlia degli anni 90 per ostentare un mondo che non mi rappresenta e ad una sneakers bianchissima con i bordini dorati preferirei sempre una converse nera, tanto più sporca quanto più vissuta (ok, magari col plateau, che mi solleva).

Il mio blog era solo un contenitore di pensieri quando mi annoiavo e volevo ingannare le attese, quelle perse a riempire dei dubbi, eppure nello sbaglio ho dato vita alla mia creazione più vera.

Quell’errore è diventato una strada, anche se non esattamente quella che avevo immaginato, che mi ha condotto, post dopo post all’obiettivo e dentro c’ho trovato me stessa.

La meta era identica, solo che il viaggio è stato più lungo.

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Come fare shopping e non sentirsi in colpa

Come fare shopping e non sentirsi in colpa

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un selfie da shopping

Lo shopping riempie dei vuoti , è un dato di fatto.

Un pò meno scientifico come riempire i vuoti lasciati nel portafoglio in preda a questi impulsi ossessivo compulsivo.

Per capire se rientrate nei parametri del prototipo dell’individuo da shopping malinconico dovete identificarvi in almeno tre delle seguenti affermazioni:

  • Fate spesso shopping in solitaria (dunque non nasce come momento di condivisione con amiche).
  • Fate spesso shopping on line (bando alle ciance come esaminare con attenzione la ricercatezza dei materiali)
  • Fare shopping talvolta non è preventivato nel palinsesto delle vostre giornate ma diventa un modo come un altro per fare un giro.
  • Perché non uscire semplicemente vagando per la città o sorseggiando qualcosa al bar? Perché l’idea di fermarvi al bar e ordinare, come nelle commedie americane, un doppio whisky vi sa tanto di sfigato se non siete in compagnia a farne un momento di leggera condivisione.
  • L’entusiamo per quanto acquistato si esaurisce in giornata (a volte anche prima delle 12 ore)
  • Vi siete trasferite in una città nuova e girare per negozi è diventato un modo per andare in avanscoperta del posto e sentirvi meno sole.

3 risposte positive sono la conferma che per voi lo shopping non è un bisogno reale ma un modo per coccolarvi e passare il tempo.

Strategie per non cadere in tentazione 

Vagate per il web? Cancellate le vostre cronologie e rendete vergine il vostro pc!

Sarà una noia riscrivere nuovamente tutte le proprie password, ma come saprete ad ogni nostro passaggio il web registra le nostre abitudini virtuali, ricordandocele.

Ergo? Se l’ultima volta che vi siete collegati ad internet avete fatto un giro su Asos (così, uno a caso, ogni riferimento sarà puramente casuale) uscendone indenni, i vari banner pubblicitari (che si apriranno puntualmente in tutte le pagine che visiterete, fosse anche l’accademia della crusca) torneranno a ricordarvi cosa non avete acquistato.

Un modo silenzioso e un pò infido per fare insidiare questi oggetti nella vostra mente.

Riviste di moda? No grazie!

Io mi alimento di riviste di moda dalla tenera età di 12 anni, quando Cosmopolitan ai miei occhi descriveva un universo ignoto (sindrome premestruale- sesso e lavoro) ma devo riconoscere che sfogliarle, quando si è particolarmente vulnerabili, potrebbe spingere ad una lunga lista di cose da voler comprare.

O generare una frustrazione scaturita dal non poterlo fare pur volendolo.

Avete voglia di uscire? Chiudetevi in palestra!

Dirlo è quasi un’azione catartica , la speranza che l’idea di espellere tossine a volontà, in uno spazio angusto come le palestre (ricavate anche in garage), sia più interessante di gironzolare per il centro storico della vostra città, magari all’imbrunire, fiutando i profumi che inebriano le vie e provengono dai vicini bar, lasciandovi addolcire dai ragazzi che si amano e “si baciano in piedi contro le porte della notte”, come nella migliore poesia di Prevert, ricordando i vostri anni d’oro (sono una nostalgica trentenne, abbiate compassione).

Ad ogni modo: se tutte le cose sopraelencate, in effetti non volgono a favore della palestra, sappiate che questo sacrificio vi ripagherà di un corpo tonico e bello (che si presta dignitosamente ad indossare qualunque abito) dunque per dirla alla Machiavelli: il fine giustifica i mezzi!

Non aprite quella finestra! 

Quale? Quella d’ Instagram! L’ultima volta che l’ho fatto ho conosciuto un nuovo marchio pieno di pizzi francesi del quale mi sono perdutamente innamorata (grazie ancora Francesca!) ed in effetti, a pensarci bene, sarei anche in tempo per le offerte delle Last chance con spedizione gratuita e consegna celere…

Se il miglior modo per resistere alla tentazione è cedere allora prendete nota delle seguenti tips:

Iscrivetevi alle newsletter dei vostri marchi preferiti 

Farlo chiaramente non vi preserverà dallo shopping ma forse vi farà risparmiare, con le newsletter infatti sarete sempre informati su offerte e promozioni temporanee.

Se non vi serve niente in particolare divertitevi con i saldi al 70%

Se non avete bisogno di qualcosa in particolare i saldi al 70 % potrebbero essere un’occasione interessante per scegliere un oggetto che magari a prezzo pieno non avreste comprato mai e uscire un pò dai soliti schemi.

Prima di comprare qualcosa accertatevi che il prezzo sia corretto

E’ cosa nota che i rivenditori possano applicare il rincaro che vogliono sulla merce in vendita.

Soprattutto per i marchi di nicchia, se il costo non vi convince in relazione alla qualità del capo, fate prima un giro su internet e verificate di comprarlo al prezzo di mercato.

Scegliete degli evergreen 

Se collezionate borse, trucchi, bijoux, abbiate un’accortezza: scegliete degli evergreen.

Io ormai oscillo tra due diverse fasce di prezzo: il low cost sfrenato e il prêt à porter, più in generale indumenti, accessori, quel che sia per essere, di cui si presuppone non cambierò idea l’anno successivo (un tubino nero, un cappotto boyfriend, una borsa vintage).

Anche perché agli anni di piena, in cui mi abbandonavo allo shopping modaiolo, seguivano puntualmente anni di magra, dove non riconoscevo il mio armadio (vi faccio un esempio: piumino fucsia sgargiante) e vorrei scongiurare accadesse anche a voi.

E comunque diciamocelo: ad”una certa”, uno stile classico non vi farà fare mai brutta figura!